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da Teatro Comunale di Alessandria
in collaborazione con TDC
debutto Teatro
Comunale di Alessandria; 5,6,7 giugno 1998
“ Tutta la Russia è il nostro giardino. La terra è
grande e bella e ha tanti posti bellissimi. Pensate, Anja, vostro
nonno, il vostro bisnonno, tutti i vostri antenati erano feudatari,
proprietari di servi, possedevano anime vive! Ma da ogni ciliegio
del giardino, da ogni foglia, da dietro ogni tronco, non vi guardano
creature umane? Non sentite delle voci? Possedere anime vive: questa
è la cosa che vi ha corrotti, che vi ha fatto degenerare,
tutti voi, quanti vivevate una volta e quanti siete adesso.”
(Trofimov, atto II)
Questa è la chiave di lettura che abbiamo scelto di percorrere
per questo studio: il punto di vista dei servi; le loro anime, le
anime e le voci di chi li ha preceduti.
Il punto di vista dei servi attraverso un percorso dove interiormente
emerge sempre più l’assenza dei padroni, coloro che
da una parte ne giustificano la presenza e che dall’altra
l’umiliano. Isolare la parte dei servi de “Il giardino
dei ciliegi” da un lato consente la visibilità di questi
personaggi che altrimenti sarebbero persi nella periferia dei personaggi
principali; d’altra parte mostra, proprio attraverso queste
assenze, la fragilità della loro condizione e l’impossibilità
loro connaturata di fare a meno dei padroni: sono servi che non
“servono”.
Questo punto di vista è leggibile anche attraverso un discorso
metateatrale che vede aperto “pirandellianamente” il
discorso sull’esistenza e la vita del personaggio: sotto questa
chiave di lettura questi servi esistono solo perché esiste
un pubblico; la mancanza degli altri personaggi mette in pericolo
un’esistenza che deve essere ricercata altrove.
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