Trilugia dell'impossibilità
secondo atto: L'impossibilità della verità
Esiste una sola verità,
ma nessun modo per esprimerla
Secondo tassello della Trilugia dell’impossibilità,
‘A Cirimonia è uno spettacolo sulla
solitudine, sull’impossibilità di parlarsi, sull’inadeguatezza
di qualsiasi verità. Due personaggi in scena (‘U
masculu e ‘A fimmina), in un luogo che ha smesso di rivelarsi,
celebrano una cerimonia sghemba, che si annuncia inutile. Una
cerimonia che li obbliga a un dialogo che solo apparentemente
è privo di senso, un dialogo straripante di silenzi pieni
di paura che man mano si trasforma, che diviene urlo, esigendo
un ritmo da tragedia e una musicalità surreale, in una
perfetta idiosincrasia di stati d’animo.
È una cerimonia che si ripete da anni, quella a cui il
pubblico assiste. I due personaggi, utilizzando un gioco grottesco
(‘u Mi ricordu), sono obbligati a ricordare, tentando di
appigliarsi a un qualche brandello di verità. Una verità,
però, che inesorabilmente risulterà inafferrabile.
Il tutto, in una lingua vivida, un palermitano violento e realistico
che spiazza lo spettatore e lo opprime in un contesto visionario
e squamoso.
E poi la musica. Che assoggetta gli stati d’animo a un dolore
(e a un torpore) indegno persino a pensarsi.
Nota dell’autore
Dopo Ouminicch’
(Palermo, 2007), ho deciso di comporre una Trilogia. Una
Trilugia anzi, che serva a descrivere, partendo dalla concretezza
della cultura siciliana, l’universalità delle relazioni
umane, in un gioco di dissimulazioni e silenzi, di voracità
e innocenza. Se in Ouminicch’
l’oggetto dello scandaglio era la relazione
fra l’uomo e la società, in ‘A
cirimonia si analizza il rapporto tra l’uomo
e l’uomo, tra l’uomo e una qualsiasi altra singolarità.
La Trilugia dell’impossibilità,
che si concluderà nel 2010, ha una poetica tesa all’annullamento
di qualsiasi mera consolazione. Intende raccontare una realtà
priva di conforto, che porti però a una presa di coscienza,
a una rivoluzione dell’agire; propone storie vorticose e
allegoriche, spesso farneticanti e ossessive, che costruiscono
verità cagionevoli, che zoppicano nel tentativo di imporsi
al potere, per poter essere qualcosa.
Propone un percorso, innanzitutto, un percorso impercorribile,
ma comunque opportuno, necessario.
La Trilugia dell’impossibilità
è una sorta di bivio. Con nessuna uscita.
Rosario Palazzolo
La Compagnia del Tratto si occupa
essenzialmente di nuove drammaturgie e nuove musiche. Nasce a
Palermo nel 2002, fondata da Rosario Palazzolo e Anton Giulio
Pandolfo, con il sostegno di Delia Calò. Dopo circa quattro
anni di dubbi, prese di coscienza e sperimentazioni, esordisce
nella produzione di nuove drammaturgie con lo spettacolo Ciò
che accadde all´improvviso. Nel 2005 si arricchisce
della presenza e il contributo di Monica Andolina e Giada Robbiano.
E infine, nel 2007, con l´inserimento di Francesco Di Fiore
e Valeria Di Matteo (e Luigi Bernardi presidente onorario), si
avvicina alla musica contemporanea e alla narrativa. Nel 2007
produce I tempi stanno per cambiare di Luigi
Bernardi e Rosario Palazzolo (Premio Oltreparola alla drammaturgia
2007). Sempre nel 2007, nasce Ouminicch’,
che la compagnia produce con la collaborazione di Palermo Teatro
Festival. Nel 2009, infine, debutta lo spettacolo ‘A
Cirimonia, coprodotto con Teatro Libero – Stabile
d’Innovazione della Sicilia.
In ambito musicale, ha prodotto il concerto Visioni
e il melologo Male’.
Infoline:
TDC - via della Braida, 6 – 20122 Milano - Tel.
02 5462155