Alla scoperta di angoli puri di bellezza dietro le rovine della
propria esistenza, oltre le maschere imposte e scelte, aldilà
delle manette di un’estetica dominante.
Il rincorrersi tra quelli che consideriamo mostri e rivelano poesie
segrete, e gli stereotipi che vorremmo rifiutare ma che subiamo
più o meno consapevolmente.
Kauneus, bellezza
in finlandese. Una parola che mantiene intatto il suo mistero,
non abusata e ancora evocativa.
La donna si muove al ritmo di suoni della chirurgia
estetica inseguendo un ideale che nasconde il suo orrore o lasciandosi
andare a un valzer in compagnia delle proprie paure, l’uomo
nero, il barbone, l’handicap, la follia. Indossa maschere,
si spoglia, si riveste, in cerca costante di un’offerta
autentica di sé.
“Al mercato degli
schiavi regalano nuovi bisturi per l’ecchimosi dell’anima…”
Valeria Mazza
”la bellezza contiene
la tristezza come un’amaca il corpo. Non riesce ne' a dimenticare
ne' a disperdere: la culla” Etienne Decroux
Questo spettacolo nasce da un’insieme
di performance che la compagnia Frakkasso ha realizzato nel 2006
aventi per tema la donna, il suo corpo, gli abiti.
Nel corso del tempo ci siamo accorte che queste sperimentazioni
confluivano sempre su una stessa azione: illustrare un viaggio
lungo le identità che vestono la pelle, un gioco a rincorrere
le maschere e le ossessioni nel tentativo di neutralizzarle, il
risveglio dopo un’assenza da se stessi. Ci siamo così
immerse in un gioco di improvvisazioni fisiche, sonore, testuali
che attingevano al nostro vissuto quotidiano di donne, di persone
nate in un certo periodo storico culturale, in occidente. Inevitabilmente
abbiamo finito per scontrarci con l’attuale concetto di
bellezza così esasperato nella ricerca della perfezione,
dell’apparenza, della forma da apparirci ormai come qualcosa
di estraneo, nemico, terribilmente dannoso e pericoloso perché
ormai facente parte di noi.
La caccia agli stereotipi della femminilità ci ha condotto
ad incontrare donne folli, sfatte, brutte, che giocano con le
“cose da donna”, trasformandosi, soffrendo, ridendo.
Donne che la vita ha reso assolutamente vere.
Abbiamo immerso le mani in ciò che è considerato
l’opposto della bellezza, in ciò che ci spaventava,
affascinandoci ed è qui, in alcuni di questi territori
di desolazione e apparente mostruosità che abbiamo incontrato
una bellezza nuova, intatta misteriosa che ci ha sorpreso e incantato,
svelandoci la sua poesia. La bellezza ci è apparsa come
una parola nuova, un concetto inesplorato, difficile da pronunciare
ma semplicissimo da comprendere… col cuore per la sua forza
evocativa, la sua profondità e autenticità.
Sul palco si rivelano agli occhi di chi guarda diversi personaggi
che svelano la loro “particolare” bellezza. Personaggi
che si rincorrono sparendo uno nell’altro fino allo svelamento
finale, dell’essere umano che si riscopre, donandosi all’altro
senza maschere.
Ed è in questa bellezza imperfetta che ci perdiamo e che
contempliamo e a cui va la nostra più totale devozione.
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