prodotto
da TDC
debutto Teatro
della Contraddizione, Milano 2002
Lo spettacolo ha inaugurato la Stagione Sperimentale Europea 2002
/ 2003.
Wop nasce dalle suggestioni di due testi:"La rosa tatuata"
di Tennessee Williams e "Uno sguardo dal ponte"
di Arthur Miller. Il primo celebra l'innamoramento per un meridione
latino e trasandato ma sincero, esuberante, sensuale. E' una commedia
basata sul cliché degli italiani come appaiono agli stranieri:
estroversi, rumorosi, superstiziosi. L'autore accentua questi elementi
per evidenziare una familiarità “meridionale”
con il mondo dei sensi che, fingendo di deridere, in realtà
ammira. Il secondo racconta un mondo violento, dominato da forti
passioni, che sottostà ad un antico codice d'onore. E' un
dramma dai toni cupi che si svolge come una moderna tragedia greca
in cui la inesorabile “caduta” è presagita fin
dall'inizio.
L'intreccio di questi due testi ha creato uno spettacolo tragicomico
che, giocando con i ricordi e i ribaltamenti di prospettiva, tratta
degli italiani arrivati in America tra gli anni ’20 e gli
anni ’50 prendendo nome dal termine dispregiativo con il quale
venivano chiamati: Wop, Western Oriental People, Without Papers
o, in una prospettiva onomatopeica, guappo.
Un vecchio avvocato ricorda un bassofondo di Brooklyn abitato da
una comunità di Italiani: "Mia moglie, i miei amici
mi criticano, dicono che la gente di questo quartiere non è
elegante, non è brillante. In fondo in vita mia con chi ho
avuto a che fare? Scaricatori, facchini: mogli, padri, figli, nonni
di scaricatori e facchini… Sfratti, infortuni, liti in famiglia
– le misere beghe dei poveri – eppure…" e
la storia comincia. Le voci, le immagini del passato. La linea del
tempo e le incoerenze, le confusioni del ricordo… che prende
vita: una donna aspetta che il marito torni a casa. Una famiglia
aspetta due cugini che stanno arrivando clandestinamente dall’Italia.
Dal brulichio di figure appena tracciate, a poco a poco escono voci
distinte, e volti e mondi: il mondo delle illusioni di Serafina,
del malocchio della strega e dei prodigi di "Nostra Signora",
il mondo sudato di Eddie, il mondo sognato di Rodolfo, il mondo
abbandonato di Marco che in Italia ha due figli e una moglie, brutta,
ma che comprende tutto; il mondo magico di Assunta, il mondo fermo
di Beatrice, che sa quello che non vuole vedere; il mondo che cambia
di Catherine, quello appena visto della piccola Rose, quello visitato
di Jack, dalla sua piccola Rose; il mondo comprato di Tony, a poco
prezzo, il mondo passeggiato di Louis, il mondo petulante di Giuseppina
e Peppina. Il mondo di Alfieri, che questi mondi li contiene tutti
nel ricordo, però la memoria vacilla e così il racconto
cambia di prospettiva, le scene si ribaltano, i ricordi si inceppano
e ricominciano e non si svolgono come dovrebbero svolgersi…
Ma la memoria è di chi ce l’ha, non degli eventi; e
lo sguardo è sempre personale, soggettivo, a volte tenero,
e ironico, e crudele e, in definitiva più intenso, perché
rivissuto con gli occhi del desiderio e della paura di ciò
che volevamo essere e non siamo stati.
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